Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post

lunedì 26 settembre 2011

Il silenzio e l'assoluto

Noi copriamo il frastuono assordante del silenzio con la pausa del suono e della parola. Il vero silenzio è il suono ed è la parola, perché essi interrompono con un atto della volontà il morbido rifluire del silenzio universale del Tutto che risuona. La partitura celeste è scritta con inchiostro bianco, ed è, semplicemente, un Tutto e un Uno che risuona in eterno nei cieli e nei cieli dei cieli.

Sulla terra giunge solo ciò che può giungere, viene percepito solo quanto l'uomo è capace di percepire. Il suono e la parola sono il risultato degli spazi neri inseriti nella grande Opera al Bianco che costituisce la tela sulla quale vengono scritte le esperienze degli esseri che popolano l'universo.

Non possiamo temere il silenzio, né la sua aura, che rivela tracce sicure dell'infinito da cui proviene. Il silenzio diventa opprimente solo quando su di esso si riversano le onde distorte delle angosce umane. In tutto questo, il suono contiene maggiori tracce della vibrazione originaria rispetto alla parola; la musica, quindi, nelle sue varie forme, contribuisce a far percepire l'onda dell'assoluto e aiuta a sintonizzarsi su un canale molto elevato, le cui vibrazioni sollecitano risposta e si diffondono facilmente sotto il limite della coscienza.

A.C.

venerdì 9 settembre 2011

La filosofia degli Yuga

La definizione di Yuga è quasi parallela a ciò di cui stiamo parlando: una geometria attiva sia nella Spazio che nel Tempo. Uno Yuga è una durata specifica compresa nel costante movimento del tempo. Gli Yuga detengono i princìpi che governano lo sviluppo de il destino della razza umana. Yuga è una delle più significative e potenti parole nella filosofia indiana. È così importante perché, a meno che non si conoscano i princìpi che disciplinano il periodo di tempo in cui si vive, non si può spiegare o comprendere niente sulle forze che guidano le nostre vite collettive e individuali. Per usare una metafora, diventiamo come un albero le cui foglie non riescono a distinguere la primavera dall’autunno. In altre parole, mal giudichiamo la progressione naturale della genesi determinata da successive durate temporali (infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia, per esempio). In questo modo noi usciamo collettivamente dagli stadi progressivi della vita, e in un certo senso diventiamo parte dei morti viventi. In India e nella filosofia indiana, i morti viventi sono considerati responsabili dell’occupazione del mondo dei vivi, per formarlo e manipolarlo in un mondo di sostanze e strutture inanimate – un processo cui ci si è riferiti come un “materialismo tecnologico”. Questa è la filosofia che ritiene che sia l’energia dei morti viventi a permeare il nostro mondo. Essa è responsabile dei valori formativi della nostra era. Questa amnesia riguardo le forze operative inerenti al tempo agisce come se possedesse il pensiero umano nello Yuga finale. Lo Yuga in cui viviamo richiede un vasto circolo di tempo per il completamento.

lunedì 5 settembre 2011

La vera illuminazione

L’illuminazione è qualcosa di molto affascinante per chi si trova già sul cammino. A volte pensiamo all’illuminazione come qualcosa che Buddha o Krishna possono servirci dall’alto su di un d’argento. Ci piace credere che se Cristo scendesse e ci baciasse in fronte allora sì, ci potremmo risvegliare. In realtà, l’illuminazione non ha nulla a che vedere con qualsiasi Maestro e neppure con Dio, unico e onnipotente. E’ semplicemente una questione di cambiamento di prospettiva.
Per avere un assaggio di cosa possa essere la vera illuminazione, dobbiamo riuscire a percepire ciò che siamo ora, in tutta sincerità. Ciò che siamo veramente e ciò che ci capita di vedere mentre ci troviamo in questa realtà tridimensionale sono due cose completamente diverse. Chi noi siamo è chi siamo sempre stati, null’altro che un’aspetto di Dio. Quale individualizzazione di Dio, ognuno di noi possiede tutte le caratteristiche immutabili che attribuiamo a Dio stesso. La nostra vera natura può essere descritta da tutte le parole che utilizzeremmo se volessimo descrivere l’illimitato, onnipotente, onnisciente, amorevole creatore dell’universo.
Ma noi non vediamo noi stessi in questo modo. Mentre guardiamo nella foschia dei nostri limitati sistemi di valori e credenze, assegnamo a noi stessi le caratteristiche di ciò che pensiamo di vedere come vera natura del mondo che ci circonda. E ciò che percepiamo come natura del mondo, lo percepiamo in modo errato. Questo perché abbiamo guardato al nostro mondo con gli occhi delle figure d’autorità che ci hanno allevati, non con gli occhi della visione cosmica.
Sembra che esistano due realtà. Una, teorica per la maggior parte di noi, è quella realtà elevata della coscienza di Dio, quello stato di consapevolezza in cui vivono sicuramente gli esseri illuminati. L’altra, che è il mondo "reale" nudo e crudo in cui viviamo, che è la cosa su cui noi concentriamo la nostra attenzione per il novanta percento del tempo. Molti ricercatori spirituali, ortodossi o meno, credono che la capacità di trasportarci da uno stato di coscienza all’altro sia un potere degli esseri illuminati. Neanche per sogno.

da "No time for Karma" di Paxton Robey - cap. 4
http://www.notimeforkarma.it/index.html

venerdì 26 agosto 2011

Paulo Coelho: dal "Manuale del guerriero della luce"

"E' curioso", commenta il guerriero della luce fra sé e sé. "Incontro tanta gente che, alla prima occasione, tenta di mostrare il lato peggiore di sé. Cela la propria forza interiore con l'aggressività; dissimula la paura della solitudine con un'aria di indipendenza. Non crede nella proprie capacità, ma vive proclamando ai quattro venti i propri pregi".
Il guerriero della luce legge questi messaggi in tanti uomini e tante donne che conosce. Non si lascia mai ingannare dalle apparenze, e fa di tutto per rimanere in silenzio quando tentano di impressionarlo. Ma coglie l'occasione per correggere le proprie mancanze, giacché gli uomini sono sempre un ottimo specchio.
Un guerriero approfitta di qualsiasi opportunità per imparare.

mercoledì 24 agosto 2011

Rudolf Steiner - Cronache dell'Akasha

L'uomo apprende dalla storia comune solo una piccola parte degli avvenimenti vissuti dall'umanità in epoche primordiali, e i documenti storici gettano luce su alcuni millenni soltanto. Anche ciò che c'insegnano l'archeologia, la paleontologia e la geologia, ha limiti assai ristretti; e a questa insufficienza si aggiunge l'incertezza di tutto ciò che è basato su testimonianze esteriori.
Osserviamo infatti come l'insieme di un avvenimento o la fisionomia di un popolo, anche non molto lontano da noi, restino alterati quando vengano ad illuminarli nuovi documenti storici.
Confrontiamo la descrizione che diversi storici ci danno del medesimo fatto e, ci accorgeremo di trovarci su un terreno assai malsicuro.
Tutto ciò che appartiene al mondo sensibile esteriore è sottoposto all'azione del tempo, e il tempo a sua volta distrugge ciò che nel tempo ha origine.
Ora, la storia esteriore non può che fondarsi appunto su quello che il tempo ha conservato; e chi, fermandosi ai documenti esteriori può affermare che in essi sia conservato appunto l'essenziale?
Tutto ciò che esiste nel tempo ha la sua origine nell'eterno.
L'eterno non è accessibile alla percezione dei sensi; pure davanti all'uomo si apre la via per arrivare a percepirlo.
L'uomo può sviluppare le forze latenti in lui in modo da poter riconoscere l'eterno.
Il libro L'Iniziazione mostra appunto in che modo ciò si possa conseguire, e anche qui dimostreremo come l'uomo, giunto a un grado di conoscenza relativamente alto, possa conoscere le origini eterne delle cose periture.
(I1 lettore abbia pazienza; le cose possono venire esposte solo a poco per volta).
Quando l'uomo ha allargato intal modo la sua facoltà di conoscenza, non ha più bisogno di documenti esteriori per studiare il passato; allora può, per mezzo di una vista interiore, scorgere negli avvenimenti ciò che non è percepibile ai sensi, ciò che in essi vi è d'imperituro.
Dalla storia transitoria passa a quella eterna.
Certo, quest'ultima è scritta con lettere diverse dalle consuete.
La gnosi e la teosofia la chiamano cronaca dell'Akasha.
Il nostro linguaggio, fatto per denominare le cose del mondo sensibile, può darne solo una debolissima idea, poiché il nostro linguaggio è adeguato al mondo sensibile, e ogni cosa da esso designata acquista subito il carattere del mondo sensibile.
Quindi il non iniziato che, per mancanza di esperienza propria, è ancora inconscio della realtà di un mondo spirituale, riceve facilmente l'impressione che si tratti di fantasticherie o peggio.
Chi invece abbia acquistato la facoltà di percepire il mondo spirituale, riconosce gli avvenimenti passati nel loro carattere d'eternità; essi gli appaiono non come freddi documenti storici, ma come realtà vive; le vicende trascorse si svolgono in certo modo nuovamente davanti a lui.
Chi è in grado di leggere questa scrittura vivente può penetrare in un passato assai più remoto di quello che la storia comune descrive; e può anche, in virtù dell'immediata percezione spirituale, rendere con sicurezza assai maggiore i fatti narrati dalla storia.
Diremo però subito, a scanso di ogni possibile errore, che anche la percezione spirituale non è infallibile.
Anch'essa può sbagliare, può vedere le cose a rovescio o in modo impreciso.
Anche in questo campo nessun uomo, per quanto elevato sia, è al sicuro dall'errore.
Non - ci si meravigli dunque se diverse comunicazioni, pure di origine spirituale, non concordano sempre esattamente fra loro; ciò nonostante l'attendibilità dell'osservazione è qui sempre assai maggiore che nel mondo esteriore.
Si troverà sempre, nelle cose essenziali, una concordanza in ciò che i diversi iniziati possono raccontarci degli avvenimenti storici e preistorici.
Effettivamente,tale storia e preistoria viene narrata in tutte le scuole occulte, già da molti millenni, con una concordanza che non si può nemmeno lontanamente paragonare a quella che esiste generalmente fra gli storici comuni di un solo secolo.
Gli iniziati di ogni tempo e di ogni luogo descrivono, in sostanza, tutti le stesse cose.
Premesse queste osservazioni, esporremo ora alcuni capitoli della cronaca dell'Akasha, cominciando da quei fatti che si svolsero allorché fra l'Europa e l'America esisteva ancora il così detto continente atlantico.
Quella parte della superficie terrestre era allora emersa, e oggi è il fondo dell'oceano Atlantico.
Platone racconta ancora dell'ultimo resto di quel paese, dell'isola di poseidone, situata a occidente dell'Europa e dell'Africa.
Anche W. Scott-Elliot racconta, nel suo libro L'Atlantide secondo le fonti occulte, che il fondo dell'oceano Atlantico era anticamente terraferma, ch'esso fu, per circa un milione d'anni, il teatro di una civiltà molto diversa dalla nostra, e che gli ultimi avanzi di quel continente furono sommersi nel decimo millennio av. C.
I particolari che daremo qui intorno a quell'antichissima civiltà, completeranno la descrizione di quel libro di W. Scott-Elliot; e mentre là vengono piuttosto descritti gli avvenimenti esteriori di quei progenitori atlantici, qui descriveremo invece il loro carattere animico e l'intima natura delle condizioni nelle quali vissero.
Il lettore dovrà dunque trasferirsi con il pensiero ad un'epoca di quasi diecimila anni av. C., la quale durò parecchi millenni.
Ciò che qui è descritto non si riferisce però solo a quel continente oggi sommerso nell'oceano Atlantico, ma anche all'Asia, all'Africa, all'Europa e all'America d'oggi; e le vicende che in questi paesi si svolsero più tardi, trassero la loro origine e si vennero via via sviluppando da quelle antiche civiltà.
dal libro "Cronache dell'Akasha" di Rudolf Steiner - Introduzione

martedì 23 agosto 2011

Omraam M. Aivhanov: Conciliare vita materiale e vita spirituale

Nessuno pretende che trascuriate completamente la vita materiale per consacrarvi totalmente
alla meditazione e alla preghiera, come hanno fatto certi mistici o asceti il cui unico
desiderio era quello di fuggire dal mondo, dalle tentazioni e dalle difficoltà. Ma non è bene
neppure lasciarvi coinvolgere completamente dalle preoccupazioni materiali, come si
verifica sempre più di sovente fra gli uomini. E' giusto che lavoriate per guadagnarvi da
vivere, che vi sposiate e formiate una famiglia ma, al tempo stesso, dovete prefiggervi
una meta luminosa e possedere dei metodi di lavoro che vi permettano di progredire
sul cammino dell’evoluzione.
L’essenza del problema sta nel mettere a punto una strategia che vi consenta di armonizzare
l’aspetto spirituale della vita con quello materiale: essere quindi nel mondo e
vivere parallelamente una vita celeste. Questo dovrebbe essere il vostro scopo. Raggiungerlo
è estremamente difficile, poiché siete ancora al punto in cui, se vi lanciaste nella
vita spirituale, lascereste andare a rotoli i vostri affari, e se invece curaste i vostri affari,
abbandonereste la vita spirituale. Entrambi gli aspetti sono necessari e, sforzandovi, potrete
certamente riuscire a unificarli. Come?. . . Ebbene: qualunque cosa intraprendiate,cominciatela dicendo: "Io cerco la saggezza, cerco l’amore, cerco il vero potere; quale delle due vie devo prendere per ottenerli?" Riflettete profondamente, e se temete che una certa occupazione o attività vi allontani dal vostro ideale, abbandonatela.

Da "Regole d'oro per la vita quotidiana" di Omraam M. Aivhanov